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Alcuni scandali hanno, in epoca recente, portato alla ribalta dell’opinione pubblica la presenza di una nutrita colonia di Trans Roma. La storia di questa presenza (la storia pubblica, dal momento che nei salotti privati i travestiti e i transessuali facevano faville anche prima) nella capitale risale all’immediato dopoguerra, quando Villa Borghese e il lungotevere, di notte, cominciarono ad ospitare in un primo tempo travestiti e, successivamente, veri e propri transessuali.Un fenomeno che ebbe anche un proprio vate, Gio Stajano, che all’inizio degli anni 50 pubblicò un romanzo, dal valore letterario dubbio ma che ebbe grande risonanza: “Roma capovolta”. Per la prima volta in assoluto il fenomeno della prostituzione stradale maschile, soprattutto di quella travestita, veniva portato alla ribalta senza sdegno o falsi moralismi.Ma è solo alla metà degli anni n70 che sbarcano i primi Trans a Roma brasiliani ed tutta un’altra faccenda. Se prima i trans italiani gestivano una presenza notturna inquietante, quasi esclusivamente su lungotevere, quelli brasiliani esplodono con una carica di esibizionismo forsennato.

La prima collocazione è a Porta San Paolo, nelle stradine intorno alla Piramide ma successivamente una colossale presenza si manifesta intorno allo Stadio Olimpico, sulla Flaminia. Una zona che, di notte, è (era, prima del loro arrivo) deserta. Qui, alla fine degli anni 70 i trans brasiliani si esibiscono per strada completamente nudi ed è un carosello forsennato di auto per tutta la notte.Negli anni 80 comincia la fase discendente del fenomeno. Un numero sempre maggiore di Trans di Roma comincia a preferire la tranquillità del proprio appartamento alla chiassosità delle strade di periferia. Chi resta per strada si sposta all’estrema periferia: via Palmiro Togliatti, a Centocelle, diventa, un anno dopo l’altro, un postribolo a cielo aperto, con conseguenti interventi repressivi sistematici.

Nella privacy delle case, al contrario, con la complicità degli annunci galeotti del Messaggero, il più importante quotidiano della capitale, si consumano peccati sempre più trasgressivi. E’ grazie a questi annunci che viene coniato un neologismo: “completissima”, destinato a fare epoca e a essere utilizzato nei decenni successivi in tutta Italia, sia da donne che da trans che da uomini.

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Ma i tempi stanno cambiando: l’avvento di internet e di siti specializzati porta con sé altre parole nuove e ruoli decisamente innovativi: nasce (di importazione) la categoria “escort”. Per distinguersi dalle donne, i trans si autodefiniscono “escort tx”. Quella della escort è una grande invenzione, perché sembra voler imparentare questa tipologia alla ghesha giapponese e alla cortigiana rinascimentale, come pure all’etera greca. Una figura femminile (anche iperfemminile, nel caso dei trans) spietatamente sessuata, ma anche libertina, trasgressiva ma anche gentile. Una tipologia in cui pare che il maschio cacciatore si possa riflettere con maggiore facilità, rispetto al passato.

Il presupposto della nuova epopea (e in questi i trans sembrano volersi distinguere anche più delle donne) è il contatto umano: sesso più simpatia uguale erotismo. Un erotismo di tipo nuovo. E’ a causa di queste nuove mode e di atteggiamenti che prendono le distanze dal passato che in questo mondo non entrano più soltanto maschietti di serie b, ma anche veri uomini, eterossessuali a tutto tondo e persino, addirittura, alcuni gentlemen.

Peccato che la figura del playboy, che tanto furore faceva negli anni ’60, all’epoca di Brigitte Bardot, sia ormai morta e sepolta. In caso contrario sarebbe forse possibile immaginare un genere nuovo e diverso di playboy, quello destinato a sedurre fantastiche trans...

Nell’attesa dell’avvento di questa nuova moda (la storia, si sa, è fatta di corsi e ricorsi...) ci possiamo consolare con una presenza massiccia di trans in internet, sempre più spesso in spazi e dimensioni riservati esclusivamente a loro. E alla loro filosofia erotica, al centro della quale campeggia il momento colossale (in tutti i sensi...): quello della scoperta del “giocattolo”, vero e proprio “deus ex machina” di qualunque incontro galeotto con un (o una) trans.

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